I nuovi dati SPIVA rivelano una realtà amara: oltre il 90% dei fondi azionari perde contro il mercato.
Stai pagando per un risultato che non arriva?
Se pensi che pagare commissioni alte ti garantisca rendimenti migliori, i numeri di S&P Dow Jones dimostrano l'esatto contrario.
Negli ultimi anni i mercati finanziari hanno registrato performance importanti.
Eppure moltissimi investitori italiani, osservando il proprio portafoglio bancario, hanno avuto una sensazione molto diversa:
rendimenti inferiori alle aspettative;
crescita lenta del patrimonio;
risultati spesso distanti dagli indici di mercato raccontati dai giornali;
portafogli complessi ma poco efficienti.
La risposta, molto spesso, si trova nella struttura stessa dei prodotti finanziari utilizzati:
fondi comuni ad alta commissione;
gestione attiva inefficiente;
turnover eccessivo;
costi nascosti;
conflitti di interesse distributivi.
I dati ufficiali pubblicati da S&P Dow Jones attraverso i report SPIVA (S&P Indices Versus Active) mostrano una realtà estremamente difficile da ignorare:
nel lungo periodo la maggior parte dei fondi attivi perde contro il mercato.
Il confronto più trasparente tra gestione attiva e mercato SPIVA è uno degli studi statistici più autorevoli nel settore finanziario globale.
L’obiettivo del report è molto semplice: confrontare i risultati dei fondi gestiti attivamente con il relativo indice di riferimento.
In altre parole: il gestore promette di fare meglio del mercato, SPIVA verifica se ci riesce davvero.
Ed è proprio qui che emergono i dati più scomodi.
Perché il problema non riguarda pochi fondi, ma la quasi totalità dell’industria della gestione attiva nel lungo periodo.
La probabilità di battere il mercato diminuisce anno dopo anno.
Secondo i dati SPIVA USA, la percentuale di fondi Large Cap che NON riesce a battere l’indice S&P 500 aumenta progressivamente nel tempo.
Orizzonte temporale:
1 anno
Fondi che sottoperformano l'S&P500:
78,78%
Orizzonte temporale:
5 anni
Fondi che sottoperformano l'S&P500:
88,96%
Orizzonte temporale:
10 anni
Fondi che sottoperformano l'S&P500:
85,59%
Orizzonte temporale:
15 anni
Fondi che sottoperformano l'S&P500:
89,93%
Questo significa che:
già dopo un solo anno quasi 8 fondi su 10 fanno peggio del mercato;
dopo 10 anni il fallimento riguarda oltre l’85% dei gestori;
dopo 15 anni quasi il 90% dei fondi non riesce a battere un semplice indice.
Il dato più importante non è soltanto la percentuale elevata.
È la sistematicità della sconfitta.
Più aumenta l’orizzonte temporale dell’investimento, più diventa improbabile che la gestione attiva riesca a mantenere risultati superiori al mercato.
È palese l’effetto cumulativo dei costi e delle inefficienze della gestione attiva.
Nel breve periodo alcuni gestori riescono anche a sovraperformare.
Ma col passare degli anni il numero di fondi che batte il mercato si riduce drasticamente.
Anche in Europa la gestione attiva fatica enormemente.
Molti investitori pensano che il problema riguardi esclusivamente il mercato americano.
I dati SPIVA Europe dimostrano invece che il fenomeno è molto simile anche nei mercati europei.
Orizzonte temporale:
1 anno
Fondi che sottoperformano l'S&P Europe 350:
81,83%
Orizzonte temporale:
3 anni
Fondi che sottoperformano l'S&P Europe 350:
90,90%
Orizzonte temporale:
5 anni
Fondi che sottoperformano l'S&P Europe 350:
93,93%
Orizzonte temporale:
10 anni
Fondi che sottoperformano l'S&P Europe 350:
97,02%
Questo significa che:
già nel breve periodo oltre l’80% dei fondi europei non riesce a battere il benchmark;
nel medio termine il dato supera il 90%;
nel lungo periodo quasi la totalità dei fondi europei fallisce nel tentativo di battere il mercato.
Un dato impressionante: dopo 10 anni sopravvive meno del 3%
Il numero più impressionante del report europeo è probabilmente questo:
dopo 10 anni solo il 2,98% dei fondi riesce a fare meglio dell’indice.
In pratica:
statisticamente scegliere in anticipo uno di quei pochissimi fondi è estremamente improbabile;
l’investitore medio ha probabilità schiaccianti di ritrovarsi in un fondo inefficiente;
il tempo non aiuta la gestione attiva: la penalizza.
Le performance passate raramente si ripetono.
Uno degli aspetti più sottovalutati dei report SPIVA riguarda la persistenza delle performance.
Molti fondi che risultano tra i migliori in un determinato anno:
negli anni successivi scompaiono dalle classifiche;
tornano nella media;
sottoperformano;
oppure vengono chiusi o incorporati.
Questo accade perché molto spesso:
la sovraperformance di breve periodo è casuale;
dipende da singole scommesse fortunate;
oppure da particolari fasi di mercato temporanee.
Replicare risultati superiori in modo costante nel tempo è estremamente difficile.
In altre parole:
trovare oggi il fondo che batterà il mercato per i prossimi 10 o 15 anni è quasi impossibile.
Ed è proprio qui che moltissimi investitori commettono un errore: scelgono fondi guardando il passato.
Ma i mercati finanziari non premiano chi guarda nello specchietto retrovisore.
Il problema principale sono i costi.
La causa più importante della sottoperformance è molto meno sofisticata di quanto si pensi. Sono i costi.
Molti fondi distribuiti dalle banche presentano:
commissioni di gestione elevate;
costi di ingresso;
costi di uscita;
commissioni di performance;
costi di transazione interni;
inefficienze fiscali;
duplicazioni di strumenti;
eccessiva rotazione di portafoglio.
Tutti questi elementi sottraggono rendimento all’investitore.
Ed esiste una regola matematica molto semplice:
ogni costo pagato è rendimento perso.
L’effetto devastante delle commissioni nel lungo periodo.
La logica della gestione passiva non nasce dall’idea di “fare meno” ma da un principio molto razionale:
se la maggior parte dei gestori non riesce a battere il mercato, allora può essere più efficiente replicarlo a basso costo.
Ed è proprio qui che entrano in gioco gli ETF.
Gli ETF consentono infatti di:
replicare un indice;
ridurre drasticamente i costi;
aumentare trasparenza e diversificazione;
minimizzare turnover e inefficienze.
Per questo motivo vengono oggi utilizzati:
da investitori istituzionali;
fondi pensione;
family office;
patrimoni elevati;
consulenti indipendenti.
Gestione attiva
Costi spesso elevati
Possibili conflitti distributivi
Alta rotazione
Difficoltà nel battere il mercato
Performance spesso inferiori ai benchmark
Replica passiva
Costi molto ridotti
Maggiore trasparenza
Gestione efficiente
Replica dell’indice
Aderenza al mercato
Naturalmente nessuno strumento è automaticamente corretto per tutti.
La vera differenza la fanno:
pianificazione;
asset allocation;
gestione del rischio;
orizzonte temporale;
disciplina;
coerenza strategica.
Il vero errore degli investitori: cercare previsioni invece di efficienza.
Molti investitori vengono continuamente spinti verso:
il fondo del momento;
il gestore star;
le previsioni economiche;
il market timing;
i trend finanziari temporanei.
Ma la storia dei mercati dimostra che gli elementi davvero controllabili sono pochi:
costi;
diversificazione;
fiscalità;
rischio;
comportamento dell’investitore;
strategia di lungo periodo.
La crescita della consulenza indipendente ed eliminare i conflitti di interesse.
Quando il modello di business si basa prevalentemente sulla distribuzione di prodotti finanziari, il rischio di conflitto di interesse è evidente.
La consulenza finanziaria indipendente nasce invece con un principio differente:
lavorare esclusivamente nell’interesse del cliente.
Questo permette di:
selezionare strumenti più efficienti;
ridurre i costi complessivi;
evitare prodotti inutilmente complessi;
costruire portafogli coerenti con gli obiettivi reali;
migliorare l’efficienza patrimoniale nel lungo periodo.
I dati USA ed Europa mostrano una realtà estremamente chiara.
La gestione attiva non fallisce occasionalmente: fallisce statisticamente.
E ci sono almeno 10 elementi che rafforzano questa conclusione:
La percentuale di fondi che perde contro il mercato aumenta nel tempo
Se il problema fosse casuale, i dati oscillerebbero.
Invece accade l’opposto: più aumenta il tempo e più cresce il numero di fondi che sottoperforma.
I costi sono matematicamente penalizzanti
Commissioni elevate sottraggono rendimento ogni anno.
E nel lungo periodo l’interesse composto amplifica enormemente questo effetto.
La sovraperformance persistente è rarissima
I fondi che vincono in un determinato periodo raramente riescono a ripetersi negli anni successivi.
I dati sono coerenti sia negli USA sia in Europa
Quando risultati simili emergono in mercati differenti, il problema non è locale.
È strutturale.
Più il mercato è efficiente, più diventa difficile batterlo
I mercati finanziari moderni incorporano informazioni in modo estremamente rapido.
Ottenere vantaggi costanti diventa quindi sempre più complesso.
Molti fondi chiudono o vengono incorporati
Molti fondi con performance negative vengono chiusi o fusi.
Questo significa che i dati reali della gestione attiva potrebbero essere persino peggiori.
Il turnover elevato aumenta inefficienze e fiscalità
Comprare e vendere continuamente genera:
+ costi;
+ spread;
+ tassazione;
+ inefficienza operativa.
La gestione attiva richiede di essere “perfetti” due volte
Bisognerebbe:
scegliere oggi il gestore corretto;
e mantenerlo nel tempo prima che smetta di funzionare.
Statisticamente è estremamente difficile.
Gli ETF hanno cambiato il paradigma competitivo
Con strumenti efficienti, trasparenti e a basso costo disponibili ovunque, giustificare commissioni elevate è diventato sempre più complicato.
L’investitore medio spesso non conosce i costi reali del proprio portafoglio
Ed è probabilmente questo il problema più grande.
Molti investitori:
non sanno quanto stanno pagando;
non conoscono la reale composizione del portafoglio;
non misurano correttamente la performance rispetto al benchmark.
Molti investitori non hanno mai effettuato un’analisi indipendente approfondita del proprio portafoglio.
Eppure proprio lì si nascondono spesso:
costi invisibili;
inefficienze;
sovrapposizioni;
rischio non necessario;
prodotti poco efficienti;
performance inferiori al mercato.
Richiedi un’analisi indipendente del portafoglio,
finalizzata per scoprire se i tuoi investimenti stanno realmente lavorando a favore del tuo patrimonio.
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Serve solo una cosa: voler prendere decisioni consapevoli sui propri soldi.