Se ti hanno proposto una polizza unit linked, oppure ne hai già una, c’è una domanda che conta davvero:
stai investendo in modo efficiente… oppure stai pagando costi nascosti senza saperlo?
Negli ultimi anni questi strumenti sono stati venduti come soluzioni evolute, flessibili e fiscalmente vantaggiose.
Ma nella realtà, spesso le cose stanno diversamente.
Rispondi mentalmente a queste domande:
Sai quanto paghi ogni anno, in totale, per la tua polizza?
Sai in cosa stai investendo realmente?
Sai quanto ti rimane in tasca dopo costi e commissioni?
Se anche solo una risposta è “non lo so”, sei nel posto giusto..
Sono contratti assicurativi in cui il tuo capitale viene investito in fondi.
Nessuna garanzia sul capitale
Rendimento legato ai mercati
Costi spesso poco visibili
In pratica: rischio tuo, costi certi
Semplice, sono prodotti che:
generano commissioni ricorrenti
sono difficili da confrontare
sembrano complessi (e quindi “sofisticati”)
Ma complesso non significa migliore.
Per essere corretti, le unit linked hanno alcuni punti a favore:
Fiscalità differita
Pianificazione successoria (beneficiari fuori asse ereditario)
Strumento utilizzabile in contesti patrimoniali strutturati
Il problema non sono i vantaggi. Il problema è quanto ti costano.
Una polizza unit linked può includere:
costi di ingresso
costi di gestione annui
costi dei fondi interni
costi di uscita
Risultato? Spesso superano il 2%–3% annuo (o più)
E questo significa una cosa sola: meno rendimento per te, ogni anno.
Molti investitori non sanno che esistono alternative come:
ETF a basso costo
portafogli diversificati trasparenti
soluzioni senza “doppio livello” di commissioni
Quindi la domanda diventa:
vale davvero la pena pagare di più per avere gli stessi (o peggiori) risultati?
Non è tutto bianco o nero.
Può avere senso se:
hai esigenze di pianificazione patrimoniale
hai un patrimonio importante
è inserita in una strategia più ampia
Ma solitamente, nella maggior parte dei casi che analizziamo:
non è la soluzione più efficiente!
Le polizze hanno dei “benefici fiscali”, nel dettaglio:
esenzione dall’imposta di bollo dello 0,20% annuo, solo per le gestioni separate, cioè quelle di ramo I (non le polizze united linked);
esenzione dall’imposta di successione, quindi ai fini fiscali il relativo controvalore della polizza non è conteggiato nell’imponibile ereditario;
impignorabilità e insequestrabilità.
Questi elementi, sono le leve pricipali per cui ti convincono a sottoscriverle.
BTP, nel lato pratico lo Stato incentiva la raccolta dei Titoli di Stato.
Ricordo però, che le polizze united linked non sono comprese.
Imposta di successione in Italia: aliquote e franchigie
Sono stabilite dall’articolo 7, comma 1, D.Lgs 346/1990.
Nello specifico:
4%, per i trasferimenti effettuati in favore del coniuge o di parenti in linea retta (ascendenti e discendenti) da applicare sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, la quota di 1 milione di euro;
6%, per i trasferimenti in favore di fratelli o sorelle da applicare sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro;
6%, per i trasferimenti in favore di altri parenti fino al quarto grado, degli affini in linea collaterale fino al terzo grado, da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia;
8%, per i trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia.
Per i trasferimenti effettuati in favore di persone con disabilità con necessità di sostegno intensivo (articolo 3, comma 3, legge 104/1992), è prevista una franchigia di 1,5 milioni di euro, ossia l’imposta si applica esclusivamente sul valore eccedente quell’ammontare (articolo 7, comma 2, Dlgs 346/1990).
Quindi, con la motivazione che con la sottoscrizione della polizza si evitano le imposte di successione (esempio al 4% in favore del coniuge e parenti in linea retta), si andranno a pagare alti costi di gestione (dal 2% al 4%) all’anno.
Ma ripeto: le imposte di successione sono calcolate sull’eccedenza della franchigia, in quest’ultimo caso oltre 1 milione di euro. Per importi inferiori alla franchigia, che senso ha sottoscrivere la polizza?
Sussiste un contrasto giurisprudenziale tra funzione assicurativa (previdenziale) e funzione finanziaria (speculativa).
La Cassazione ha chiarito che occorre guardare alla sostanza del contratto, non al nome:
se il rischio è a carico dell’assicuratore, da considerare come polizza vita;
se è a carico del cliente, invece come prodotto finanziario.
Le polizze “pure” a contenuto finanziario non godono delle tutele tipiche (es. impignorabilità ex art. 1923 c.c.) e possono rientrare nell’attivo fallimentare.
L’intermediario ha un forte obbligo informativo e di correttezza verso il cliente.
La giurisprudenza di merito è divisa:
Alcune decisioni riconoscono comunque una natura assicurativa, anche se attenuata.
Altre evidenziano la prevalenza della componente finanziaria, con conseguente esclusione delle tutele assicurative.
Elementi chiave per qualificare la polizza:
presenza o meno di garanzia del capitale
rischio finanziario a carico del cliente
collegamento ai mercati finanziari
finalità concreta (previdenza vs investimento)
Pertanto, la qualificazione incide su:
pignorabilità
successione ereditaria
validità delle clausole e diritti dei beneficiari
In sintesi: le polizze linked hanno una natura ibrida, e la loro disciplina dipende da quale componente (assicurativa o finanziaria) risulta prevalente nel caso concreto.
Se la polizza unit linked ha natura assicurativa (previdenziale), vale la tutela dell’art. 1923 c.c. e quindi è impignorabile e insequestrabile.
Se invece ha natura prevalentemente finanziaria (speculativa), non si applica l’art. 1923 c.c. e quindi può essere pignorata e sequestrata.
Come si capisce la natura? I giudici guardano a elementi come:
assenza di garanzia del capitale
rischio totalmente a carico del cliente
rendimento legato ai mercati finanziari
funzione di investimento più che previdenza
La Cassazione più recente tende a dire che:
le polizze unit linked “pure” (solo investimento) sono pignorabili
quelle con una reale componente assicurativa restano protette
Quindi le polizze unit linked possono essere pignorate e sequestrate, ma solo quando sono di fatto prodotti finanziari, non vere polizze vita.
Non chiederti: “Può rendere?”
Ma chiediti:
“È il modo più efficiente e trasparente per investire i miei soldi?”
La polizza unit linked NON è necessariamente un prodotto “sbagliato”.
Ma è un prodotto costoso, complesso e poco trasparente.
E proprio per questo non è adatto alla maggior parte degli investitori.
Se un prodotto:
è difficile da capire
ha costi elevati
ti vincola per anni
non garantisce nulla
perché dovrebbe essere la scelta migliore?
Aspetto fondamentale: sostanzialmente non c’è un buon rapporto tra rendimento e rischio sostenuto dall’investitore (costi di gestione e del rischio emittente).
Chi ti ha venduto la polizza:
è stato completamente trasparente sui costi?
ti ha mostrato alternative concrete?
ti ha spiegato gli svantaggi?
Se la risposta è no, c’è un motivo.
Qui entra in gioco la consulenza indipendente. Io non vendo prodotti.
Il mio unico obiettivo è capire se quello che hai:
è efficiente
è coerente con i tuoi obiettivi
oppure ti sta facendo perdere soldi nel tempo
Durante una consulenza analizzeremo:
- la tua polizza unit linked (se ne hai una)
- tutti i costi nascosti
- le performance reali
- le alternative possibili
In modo chiaro, semplice e senza conflitti di interesse.
Se vuoi capire davvero:
quanto ti costa la tua polizza
se conviene tenerla o cambiarla
come ottimizzare i tuoi investimenti
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Serve solo una cosa: voler prendere decisioni consapevoli sui propri soldi.